Olimpiadi, il no di Raggi è un regalo ai pregiudizi sull’Italia

(Foto: Lapresse)
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Confermare il “no” alle Olimpiadi, ormai chiarissimo anche se manca un passaggio in Assemblea Capitolina, certifica in fondo i pregiudizi che gli stessi italiani, moltissimi, hanno su se stessi. Rinvigorendo i luoghi comuni ridanciani che ogni 26 dicembre sbancano ai botteghini.

È un passo pericoloso perché non si pone neanche l’idea di un traguardo di miglioramento raggiungibile ma conforta un limite invalicabile di miseria morale. Se si aggiunge infine che arriva per una questione di calcolo politico e marketing elettorale il quadro è completo.

Alcune delle ragioni portate da Virginia Raggi – che pure scontano quell’antiglobalismo d’accatto che dalle scie chimiche ai complotti internazionali contraddistingue il populismo pentastellato – sono sensate, giustificate, fondate. Che lo sforamento medio sui budget delle varie edizioni sia stato per esempio del 179%. Ma non di solo pane vive una città: basta chiederlo a Barcellona, le cui olimpiadi del 1992 sono indicate come esempio di esplosione turistica della città nello studio Going for the gold, the economics of the olympics di Robert A. Bale e Victor A. Madeson. Non troppo diversamente da come è andata, racconta oggi La Stampa, a Torino o Atlanta.

Insomma, a quattrini va sempre male. Lo si sapeva prima e da tempo. E certo il record di corruttela nostrano farebbe tremare anche i più motivati e integerrimi servitori della Repubblica, ammesso che ce ne siano ancora in circolazione. Ci sarebbe tuttavia da capire il progetto alla base e immaginare un futuro sul medio-lungo periodo. Ecco perché le “ragioni della strada” – le “colate di cemento”, i costi delle pregresse grandi manifestazioni, i debiti degli espropri del 1960 che sono per altro una mezza bufala – non bastano. Anzi, la politica dovrebbe farsi carico di smentirle con i fatti, quelle ragioni, dando prova dell’onestà tanto sbandierata. E magari anche di capacità gestionali. Invece, “non ce la sentiamo”. Meglio un giro in trattoria in una città che somiglia a uno slum asiatico.

Sempre in termini di trasparenza sarebbe stato ancora più coerente che la sindaca si fosse presentata in conferenza stampa fornendo un giudizio nel merito del dossier olimpico: spiegando ai romani e agli italiani (va bene che il “dagli a Roma” è ormai un topos letterario, ma sarebbe bello che tutti si ricordassero che è la capitale d’Italia) che quelle Olimpiadi non si possono fare perché quel progetto di Giochi non soddisfa in alcuni, specifici punti. Ma l’opposizione è pregiudizievole, frutto di un retroterra del movimento più che di una valutazione di merito, e dunque questo non è avvenuto e non avverrà. Lo conferma un passaggio: “Le Olimpiadi sono un sogno che diventa incubo” ha detto Raggi. Una valutazione sull’evento, ovunque e in qualsiasi momento fosse organizzato. Non sulle Olimpiadi del 2024 a Roma.

Tuttavia quella di Virginia Raggi (o del Movimento 5 Stelle? O di Beppe Grillo?) può essere una scelta legittima oltre che inevitabile. Senza contare che è difficile credere che il Cio, con buona pace del trio delle meraviglie al vertice del Comitato organizzatore, avrebbe accordato l’edizione a una città con tre linee e mezza di metropolitana, neanche mille autobus funzionanti e il doppio nei depositi in attesa di manutenzione, un solo treno veloce per il principale aeroporto e una quantità di scandali architettonici da tutti gli ultimi grandi eventi, Mondiali di nuoto in testa col loro strascico di indagini. Lo sapete, potremmo continuare.

Una scelta legittima, dunque, per quanto mortificante fino alle ossa della dignità cittadina, se si dimostrerà che è possibile governare con efficacia intorno a un vuoto (anche economico) di questa portata. In fondo di Giochi ce ne saranno altri, allo sfascio della città va invece data una risposta immediata.

Peccato che per il momento stia accadendo tutto il contrario. Roma naviga peggio di sei mesi fa e faticherà ad approvare un bilancio nei tempi utili. Ecco allora che rinunciare pure a un percorso entusiasmante come quello olimpico ci rende tutti più tristi. Ma non se ne parli più: ora che il tavolo è sgombro dai temi elettorali iniziano gli esami.

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